La Citta de La Cava nel 1460
Prima di delineare, seppur succintamente, quanto viene annualmente replicato nel corso della rievocazione storica che origina dai
fatti e fasti del 1460, vogliamo segnalare che l'A.T.S.C., da tempi remoti, partecipa, spontaneamente, all'evento di fede cattolico-cristiana, denominato "Festeggiamenti in onore del Santissimo Sacramento", impropriamente detti Festa di Castello, puntualmente rivissuto sin dal 1657, in ricordo del miracolo Eucaristico, che pose fine al contagio della peste bubbonica, principiato nella Città di Cava il 25 maggio 1656, giorno dell'Ascensione.
Il "male" finì dopo la pia processione, svolta dalla chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata, da Don Angelo Franco, che condusse l'Ostensorio sino al terrazzo superiore del castrum Sant'Adjutore (castello di Sant'Adjutore), impartendo, alla valle sottostante, dai quattro punti cardinali, la Santa benedizione, come tutt'oggi avviene.
Sul finire del XIII secolo, l'intero territorio cavese, per la consistente crescita demografica dei Casali che lo componevano, venne suddiviso in quattro Distretti: Sant'Adjutore, Mitilianum, Corpo di Cava e Pasculanum. Il 7 agosto 1394 le Terre di Cava, che erano costituite dagli attuali territori di Cava de'Tirreni, Vietri sul Mare e Cetara, con Bolla di Papa Bonifacio IX vennero elevate all'alto rango di Città. Ogni primavera, nell'animo dei cavesi si risveglia la fede e la virtù guerriera, entrambe riconducibili ad eventi realmente accaduti nel corso dei secoli passati.
Nella prima settimana di luglio, nello stadio "Simonetta Lamberti", vengono evocati i quattro eventi che consentirono al popolo de La Cava di ottenere una pergamena in bianco sulla quale avrebbe potuto scrivere, e quindi ottenere, ogni concessione sovrana che si potesse concedere.
Il momento dal “sapore” guerriero, che assume il nome “La Città de La Cava 1460 - Fra Storia e Leggenda” - trae origine dai fatti e fasti vissuti dal popolo cavoto nei mesi di luglio/settembre del 1460.
La notte fra il 6/7 luglio 1460, cinquecento militi della Città de
La Cava, guidati dai germani e Regi Capitanei Giosuè e Marino Longo, Bernardo Quaranta, Giovannello Grimaldi e Matteo Stendardo accorsero in aiuto di Re Ferdinando (Ferrante) I d'Aragona, il quale stava per essere sovrastato dall'esercito angioino, capitanato dal cugino Giovanni d'Angiò, usurpante del trono del Regno di Napoli.
L'apporto cavoto consentì al sovrano aragonese di salvarsi la vita ed il trono.
Gli Angioini, per vendicarsi dell'affronto subito, dal 20 al 28 agosto 1460 attaccarono la Città di Cava, cagionando “guasti assai”. I cavesi si ritirarono nel castello di Sant'Adjutore, resistendo all'attacco angioino, restando fedeli al re Ferdinando, che inviò soccorsi militari attraverso Amalfi.
Testo redatto in collaborazione con Livio Trapanese, autore del libro "La Cava"- cenni storici del popolo cavese - Eventi di ieri nella tradizione di oggi - II Edizione 2007.







