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I Distretti

Distretto Corpo di Cava:
Casale Santissimo Sacramento
Casale Filangieri

Distretto Pasculanum:
Casale Senatore
Casale Santa Maria del Rovo

Distretto Mitilianum:
Casale Borgo Scacciaventi-Croce
Casale Monte Castello

Distretto Sant'Adjutore:
Casale Sant'Anna
Casale Sant'Anna all'Oliveto

Un pò di storia...

Le Terre de La Cava, dopo il V secolo, erano costituite da tre Distretti: Metelliano, Sant’Adjutore e Vetere, denominati anche province o quartieri, ai quali erano annessi i casali di Vietri sul Mare e Cetara.
Originariamente i Distretti erano tre ed essi presero il nome di Metelliano, Sant’Adjutore e Vetere.

Il Distretto di Metelliano, detto anche Mitilianum, Metiliano o Mitigliano, già noto perché ricorrente nei documenti stilati intorno all’anno 1000 (indicava le località site fuori della città di Salerno), era il più ampio dei tre, poiché comprendeva i luoghi abitati di Cetara, Erchie (col porto naturale del Fuenti, formato da una spessa scogliera orizzontale), Bagnara, Albori, Raito, Dragonea, Benincasa, Vetranto, Metelliano che comprendeva le attuali tre frazioni di San Cesareo, Castagneto e Cesinola, Corpo di Cava, una parte di Sant’Arcangelo, Passiano ed il Colle di San Martino.

Fu detto Metelliano perché il Console Quinto Cecilio Metello, in Vetranto e San Cesareo, fece costruire casamenti, ville e poderi, ma non v’è certezza che egli stesso venne nella valle metelliana.

Il Distretto di Sant’Adjutore si estendeva per tutto il lungo tratto di territorio che andava da Sapiola, sita in prossimità di Camerelle, a Gallocanta, posta presso Salerno. Nel qui citato vasto territorio, già esistevano le località abitate di Sant’Anna, Santa Lucia (detta Bagnara), Pregiato, Santa Maria a Toro, Sant’Adjutore che era l’insieme degli odierni casali di San Pietro e dell’Annunziata, il Castello di Sant’Adjutore (Castrum Sancti Adiutoris), l’Anna (detta Maddalena), Casaburi (detto Rotolo), Dupino, Santi Quaranta, Marini, Alessia ed Arcara.

Il Castello di Sant’Adjutore, per alcuni studiosi, sarebbe da datarsi intorno al 787, per altri tra il IX-X secolo.

Nel secolo XI il Duca Ruggiero lo donò a Roberto, figlio di Angerio, il normanno. Gisulfo, nel 1062 annotava che alle falde di Monte Diecimari, nel distretto di Sant’Adjutore, non lontano dalla chiesa di San Michele Arcangelo, ad Caprilia, di cui oggi si rilevano pochi resti murari, vi era una fortezza che noi identifichiamo in quella di Sant’Adjutore. Nel 1110 il castrum, al prezzo di soli 1.010 schifati, fu acquistato dall’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Cava. Era dotato di ampie casermette per i soldati e distinti alloggiamenti per il castellano ed il gabarreta, entrambi designati dal feudatario Abate benedettino. Il Castello di Sant’Adjutore, nel 1291, fu distrutto da Roberto, Conte d’Arras e Vicario del Re Carlo II d’Angiò. Al tempo del Re Ladislao (nel 1390), la fortezza fu ricostruita a spese dell’Università cavese. Dal XVII secolo, persa l’importanza strategico-militare, fu abbandonata alle calamità naturali ed all’incuria umana.

Alla naturale decadenza s’aggiunse la totale distruzione avvenuta col bombardamento aereo che gli Anglo-americani eseguirono tra l’8 ed il 27 Settembre 1943, poiché colà s’annidarono taluni Tedeschi i quali, con un cannoncino montato su un carrello, spostandosi tra la cima di Monte Castello e la chiesa di Santa Maria a Toro, inchiodarono le truppe da sbarco alleate, ammassatesi tra Molina e Vetranto, sparando continui colpi d’artiglieria verso la citata vasta area. Tale circostanza è stata più volte evocata dai genitori del tempo, anche a noi fanciulli, quando, intorno al braciere, ascoltavamo i racconti inerenti alla patita guerra.

Il diruto Castello di Sant’Adjutore fu restaurato dalla municipalità cavese all’alba degli anni ’70.

Il Distretto di Vetere (Vietri) comprendeva solamente il Casale di Vietri (eccetto la marina) e Molina, compreso il monastero di clausura delle suore benedettine, posto accanto alla chiesa tutt’ora esistente sul Monte San Liberatore, un tempo denominato Orosino, Buturnino o Cantagallo. La chiesa di San Liberatore, dedicata a Gesù Cristo Liberatore dell’umanità, fu edificata al tramonto del secolo VIII da Arechi, Principe di Salerno, il quale nel medesimo secolo, sulla vetta del monte di cui parliamo, fece erigere anche una fortezza i cui miseri resti sono tutt’oggi colà ben visibili. La rocca era dotata di molti armati ed era strategicamente importante per la difesa della sottostante Via Nocerina e per le contigue Terre di Cava; avamposto insonne per il naviglio dei feroci invasori d’oltremare, i mori o turchi. La guardia era retribuita con tre scudi per i capitani d’arme, trenta carlini per i capodieci e venti per i soldati. In molti scritti dell’epoca si legge che i Distretti di Metelliano e Vetere erano indicati in Terre di Cava, restando escluso quello di Sant’Adjutore.

Il feudatario benedettino, per l’amministrazione temporale dei distretti citati, che costituivano le Terre di Cava, nell’XI secolo già designava distinti giudici: uno per Metelliano e Vetere ed un altro per Sant’Adjutore.

Sul finire del XIV secolo, per l’elevata crescita demografica,artigianale e mercantile delle Terre de La Cava, non più gestibile dai consiliari dei tre quartieri, l’ampio territorio cavese fu suddiviso in quattro distretti, che assunsero il nome di: Metelliano, Sant’Adjutore, Corpo di Cava e Pasculano, riuniti in un unico Corpo civile, già a quel tempo noto, oltre il Regno di Napoli, col toponimo di: Città di Cava o de La Cava o della Cava, di cui poi più in dettaglio diremo. Nei quattro distretti erano compresi i seguenti casali, villaggi e luoghi abitati:

Nel Distretto di Metelliano rientravano: San Cesareo, Cesinola, Castagneto, Casa Costa, Casa Davide, Casa Campanile, Vetranto, Molina, Vietri, l’Anna (Maddalena), Casaburi (Rotolo), Dupino, Marini, Santi Quaranta, Alessia ed Arcara.

Nell’alveo del torrente Bonea in Molina, verso la prima metà del secolo XIV, fu costruito un enorme acquedotto, necessario per convogliare l’abbondante acqua delle sorgenti del Monte delle Traverse a Vietri.

L’acquedotto scavalcava il sottostante fiume Bonea, oggi ruscelletto, che origina dalle fresche acque della sorgente del Selano sita a valle di Monte Finestra. La struttura architettonica, denominata Ponte dei Diavoli, era simile a quella che in Salerno è posta in sella all’attuale Via Arce. La base era costituita da ventotto piedistalli sui quali poggiavano diciannove archi maggiori e sopra di questi vi erano dodici archi minori, che sostenevano il canale nel quale defluiva l’acqua.

La secolare opera muraria, a causa dell’alluvione che si abbatté sulla provincia di Salerno tra la notte del 25 e 26 Ottobre 1954 fu quasi totalmente distrutta. Dell’atipica costruzione architettonica, oggi si possono osservare solo pochi archi, posti sotto il livello della S.S. 18, che collega Cava de’Tirreni a Vietri sul Mare.

Nel Distretto di Sant’Adjutore era compresa tutta la parte orientale del Borgo, in altre parole quella tra la chiesa di San Francesco da Paola, più nota con il nome di Basilica della Madonna dell’Olmo, e San Vito, oltre Pregiato. Sant’Adjutore che era costituito dalle attuali vaste frazioni di San Pietro e dai casali dell’Annunziata, Adinolfi, Genovese, Rocca, Cafari, Sparani, Galise, Costa (Croce), Ferrari, Vitale, Iovene, Casa Rosi, Casa Grimaldi, Casa Falco, Casa Abenante, Casa Franco, Casa Grisi, la Sala, Orilia e Pié la Selva.

Nel Distretto del Corpo di Cava insisteva l’omonimo casale del Corpo di Cava, Dragonea con i vicini luoghi abitati di Jaconti, Vallone, Tresara, Raccio, Benincasa, Raito, Marina di Vietri, Albori, Fonti o Fuenti e Cetara.

La gente del Casale di Cetara, per aver trascurato la guardia lungo il litorale cetarese nella notte tra il 20 ed il 21 Maggio 1531, fu sorpresa dallo sbarco dei Turchi comandati da Sinam, il giudeo, fedele ad Ariadeno Barbarossa. Questi fecero danni assai e portarono via trecento persone, tra le quali anche donne e bambini, sebbene il Sindaco e gli Eletti avessero disposto: che lo Signor Capitaneo facza ordine et mandato penale a li homini del Casale de Cetara che faczano lle guardie solite et ponano lle artigliarie ad ipsi date da la Università et monitione in ordine a li lochi necessarii et secondo che ad dicto Signor Capitanio parerà …omissis … et che li homini del dicto Casale vogliano ammovere da quello li boni mobili, donne, piczirilli et altre persone disutili.

Nella bottega ed annesso fondo di Messer Giovanni Antonio de Falco, a quel tempo sito at lo burgo Scazaventulorum, il 21 Maggio 1534, il Sindaco della Città della Cava, Notaio Geronimo Iovene e gli Eletti Giovanni Andrea de Curtis, Paolo Capova, Giovanni Antonio de Falco, Andrea de Vitali, Luigi Pietro Quaranta, Bernardo Adinulfo, Paolo Punzo, Panuntio de Amiano, Lionardo Vitale, Solimano de Curtis e Cristofaro de Vitali, deliberarono: “…stante la inminente suspictione dela invasione di mori dela crodele et grossa armata del gran cane del Iudio, che del grano del partito esistente in la marina de Vietri se nde conducano cinquecento tomola acqua in lo burgo deli Scazaventuli al fundico de messer Panuntius de Amiano…[omissis]… tucta la quantità de bestie che se ponno havere et quel che se mandano in dicta marina ad conducere la quantità de grani predicti…[omissis]…tucti li Capo dieci allistano tucti li iuveni deli casali loro et doneno loro ordine che allo sonare dela campana alle arme, tante volte quante saranno necessarie, andeno con le arme maxime con archebusii et scoppecte verso la marina; che se pigliano tre smeriglie dal Corpo de la Cava et tre da Santo Adjutorio et se porteno in la marina per defensione et guardia di quella…[omissis]…se con tinue ad fare guardia ad Santo Liberatore con ordine che a la vista o intendimento delle fuste sone la campana alle arme…”.

Le cronache del tempo raccontano che il 13 Giugno 1558 vi fu una sanguinosa invasione di Turchi lungo la costa sorrentina. L’Università de la Cava, saputo ciò, predispose un particolare piano di difesa della costa compresa tra Cetara e la marina di Vietri. Per difendere la marina di Vietri dallo sbarco dei mori e corsari, il 3 Giugno 1560 gli architetti cavesi Giovanni Matteo Gagliardi e Giovanni Donato de Marinis presentarono ai deputati dell’Università de la Cava il disegno ed il progetto per ivi costruire una lunga muraglia. Il 19 Giugno 1560, trascorsi solo sedici giorni dalla data di presentazione del progetto, i germani ed imprenditori edili Colafrancesco ed Annibale de Consiglio, iniziarono i lavori. Un tempo certe opere avevano la priorità assoluta; cosa che non avviene oggi!

L’Università de La Cava, in una delibera del 1564, dispose che in Bagnara de Vetere (la marina di Vietri), a difesa delle coste, vi fossero duecentoquindici cavoti in armi; sia di giorno sia di notte.

Il 14 Ottobre 1592 Colaniello de Santis, mastro fravicatore (muratore), ricevette da Liberato Fiorillo di Cava la dichiarazione dei lavori da eseguirsi nella Torre della marina di Vietri, da questi ritirata lo stesso dì presso la Regia Corte in Napoli.

Nel Distretto di Pasculano, noto anche coi toponimi di Pasculanum, Pasciano o Passiano si trovava la parte occidentale del Borgo, cioè quella compresa fra la chiesa ed il convento di Santa Maria del Gesù, noto quale chiesa e convento di San Francesco, e i Pianesi, li Curti, Sant’Arcangelo, Casa Longo, Passiano, Sant’Anna e Santa Lucia. Monsignor Pietro Sanfelice, ordinato Vescovo della Diocesi di Cava da Papa Leone X (il 5 Marzo 1515), non appena giunse in città, concordò con gli Eletti e l’Università de La Cava l’edificazione di una Cattedrale in capite burgi (al Borgo), ove oggi si trova. La costruzione ebbe inizio nel 1517 ed ultimata nel 1571.

Testo redatto in collaborazione con Livio Trapanese, autore del libro "La Cava"- cenni storici del popolo cavese - Eventi di ieri nella tradizione di oggi - II Edizione 2007.